Terziario emiliano in ginocchio, come quello abruzzese tre anni fa. Gli eventi di questi giorni in Emilia richiamano alla mente quanto accaduto a L’Aquila e dintorni nell’aprile 2009. Qual è oggi, la traccia di quel drammatico evento sul commercio e sul turismo locali? Qui sotto la testimonianza di Confesercenti Abruzzo, riportata da Piero Giampietro, Responsabile relazioni esterne.
L’attività di Confesercenti all’Aquila nell’immediato post-terremoto è stata indirizzata su più versanti. Nella fase emergenziale l’associazione si è attivata su tutto il territorio: panificatori e alimentaristi hanno messo a disposizione derrate alimentari da portare nei campi, gli hotel della costa hanno accolto decine di migliaia di sfollati, la sede regionale di Assoturismo a Pescara si è trasformata per giorni interi in un booking per l’accoglienza dei cittadini aquilani.
Subito dopo si è reso necessario un sostegno diretto alle imprese, reso ancora più difficile perché la stessa sede provinciale di Confesercenti era (ed è tuttora) assolutamente inagibile: l’acquisto di un camper-ufficio ha consentito al gruppo dirigente di Confesercenti di riprendere le attività, nonostante la “diaspora” fra le decine di campi d’accoglienza e gli alberghi della fascia costiera, distanti oltre due ore dalla città.
Il primo atto è stata una visita della Giunta nazionale di Confesercenti con il presidente Marco Venturi, appena nove giorni dopo l’evento sismico. In quell’occasione é stata annunciata l’attivazione di un conto corrente nazionale di Confesercenti per raccogliere la solidarietà della categoria, ed a luglio è stata data una primissima risposta: l’apertura di un villaggio commerciale, con casette in legno messe a disposizione dall’Anva Nazionale per consentire ai commercianti ed agli artigiani del centro storico di uscire dall’immobilismo forzoso dei campi d’accoglienza. Il villaggio Confesercenti è stato in assoluto il primo tentativo di ripresa delle attività economiche ai margini del centro storico.
L’avvicinarsi dell’inverno – particolarmente rigido all’Aquila – e la presa d’atto dei ritardi negli interventi nel centro storico hanno imposto un cambio di marcia. Grazie al fondamentale supporto tecnico di Confesercenti e del confidi Coopcredito, sono state infatti realizzate due gallerie commerciali – “I Quattro Cantoni” e “Le 99” – all’interno delle quali hanno trovato una nuova collocazione decine di commercianti e artigiani del centro storico. Anche in quel caso si è trattato della prima risposta, a distanza di pochi mesi dal sisma, per il mondo produttivo aquilano.
Dopo tre anni la città e la sua economia sono cambiate radicalmente. La diaspora si è allentata, ai campi d’accoglienza si sono sostituite le “new towns”, ma il centro storico resta assolutamente chiuso se non per pochi tratti in cui le attività commerciali ed alcuni pubblici esercizi hanno voluto riaprire per dimostrare la vitalità degli aquilani. Il cuore del capoluogo di regione si è tuttavia trasferito nell’ex zona industriale di Bazzano, fra capannoni e prefabbricati. I ritardi nella ricostruzione sono dovuti ad un conflitto istituzionale fra gli enti locali, che rivendicano il diritto ad incidere sulle scelte, ed il governo centrale, che ha nominato commissario alla ricostruzione il presidente della Regione Gianni Chiodi. La politica aveva anche promesso l’istituzione di una Zona franca urbana – poi trasformata, sulla carta, in Zona a burocrazia zero – per agevolare la ripresa economica, ma la sua istituzione non è mai arrivata. Per questa ragione i piccoli imprenditori hanno deciso di rimboccarsi le maniche e ricostruire almeno le proprie attività.