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Cibo, etica, turismo e territorio: messaggi per il 2019

Pubblicato il 04 dicembre 2018

A Siena la giornata finale dell’anno del cibo. Tra spunti di riflessione e assaggi Vetrina Toscana

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La Regione Toscana ha scelto  Siena  per chiudere l’anno del cibo italiano, ovvero la serie di eventi promossi in tema nel corso del 2018 sotto l’egida del progetto Vetrina Toscana.  Lo ha fatto il 3 dicembre con una giornata-incontro nella meravigliosa cornice della Sala del Pellegrinaio del Santa Maria della Scala. Un evento dedicato al valore del buon cibo, alla sua influenza  a livello mondiale: ed alla sua  rilevanza nell’ambito del turismo:  un ‘asset’ interpretato in modo affascinante in particolare dallo storico dell’arte Philippe Daverio, il cui intervento è stato capace di catalizzare la maggiore attenzione tra i 150 presenti, figure istituzionali e operatori del settore.

 

Una giornata ricca di spunti di riflessione, soprattutto quando si parla di un ritorno all’eticità del mangiare e del cibo; “non sappiamo più mangiare e cosa mangiamo, abbiamo sviluppato una maleducazione alimentare, contrastabile solo con la ragione, un mangiare non solo con la pancia, ma anche con la testa – ha osservato tra l’altro Daverio -  dobbiamo avere cura di raccontare la civiltà del cibo a livello glocale prima che locale, uno storytelling di coloro che hanno a che fare con il cibo, agricoltori, pastori, storie di persone legate al territorio e che devono essere promosso in modo autentico”.

 

La giornata senese ha evidenziato che la sola qualità del cibo non basta più; ci siamo allontanati dalla cucina semplice e genuina di una volta, figlia dei tempi che viviamo, abbiamo interiorizzato quest’idea di consumo “fast” del cibo; non dedichiamo più sufficiente  tempo alla scelta degli alimenti e poi alla preparazione di questi. Ma rè sempre bene ricordare una cosa importante: NOI SIAMO QUELLO CHE MANGIAMO.
Sforziamoci di tornare ad una cucina semplice, autentica, capace di coinvolgere tutti e 5 i sensi e andare oltre quello a cui ci siamo passivamente abituati, in un trasporto emozionale che fa bene alla pancia e all’anima.

 

L’Italia, e in primis la Toscana, ha ereditato una cultura del cibo immensa, che dobbiamo imparare a valorizzare maggiormente anche verso coloro che arrivano nel nostro bel paese, turisti sempre più curiosi, disposti a spendere pur di provare quella che per loro deve essere un’esperienza totalizzante ed unica. Cultura, qualità, gusto e territorio sono aspetti su cui la Toscana e l’Italia tutta devono puntare per la valorizzazione e la riscoperta della  identità.

 

Testimonianze in tal senso, durante la giornata del 3 dicembre, sono stati non solo gli interventi di chef che hanno fatto propria questa interpretazione (come il “senese” Filippo Saporito, approdato da alcuni anni a Villa Bardini di Firenze con la sua “Leggenda dei Frati” nata ad Abbadia a isola, nel comune di Monteriggioni) e gli assaggi preparati a metà giornata da 4 ristoratori, tra cui i senesi Particolare di Siena e Grotta Santa Caterina:  gusti più classici per lo chef Pierino Fagnani, con la sua zuppa di lenticchie e fagiano per i primi e il peposo come secondo piatto, più elaborati i piatti di Daniel Calosci: cannelloni con ricotta, cime di rapa e salsa allo zafferano, per poi dedicarsi alla deliziosa zuppa inglese.

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