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DIETRO LA VETRINA Castelmuzio, il consumo a quota 100

Pubblicato il 16 luglio 2019

Primato per la cooperativa: In Italia solo in due ancora attive

coop-castemuzio

C'erano una volta le cooperative di consumo, la più classica e forse più efficace forma di aggregazione tra cittadini per spuntare prezzi migliori sugli approvvigionamenti, e al tempo stesso sviluppare socialità. C’erano una volta e ora non ci sono quasi più, evolute in forma di piccolo esercizio commerciale o di grande distribuzione; oppure, sparite. Pur in questo contesto, c’è però chi arriva a quota 100, intesi  come anni di attività. Stando ai dati Legacoop, in Italia sono 2 le cooperative di consumo che resistono a distanza di un secolo: una a Larciano (Pistoia), che taglierà il traguardo il prossimo anno. E un’altra  che l’ha fatto pochi giorni fa, nella stupenda terra di confine tra Sinalunga e Trequanda . Era infatti il 6 luglio 1919 quando a Castelmuzio veniva fondata l’omonima cooperativa di consumo: a lungo allestita nel cuore del borgo, dal 2002 trasferita in via della Trove, nei locali riadattati allo scopo dell’ex scuola di paese. O meglio, di frazione, perché tale è Castelmuzio rispetto a Trequanda: in passato casa per oltre 600 abitanti, oggi ne alloggia poco più di un terzo. Sorte analoga per la cooperativa, cresciuta fino a 160 soci per poi attestarsi al centinaio di oggi.

 

Giorgio Valdambirini

Una dimensione atipica, idonea però a perpetrarne la sopravvivenza. Il “miracolo Castelmuzio” della piccola distribuzione cooperativa è un mix di logistica, scarsa concorrenza e passione. Quella di Giorgio Valdambrini, ad esempio: migrato da piccolo con la famiglia nel profondo nord, una vita professionale in Seat, poi la pensione e il ritorno a Castelmuzio. E, dal 2012, la presidenza della cooperativa, come già fece il babbo nell’immediato dopoguerra. “Potrei farne a meno, ma gran parte del mio tempo è qui – racconta - a volte mi soffermo dal Belvedere, punto panoramico del borgo, e la guardo con tenerezza: la cooperativa per Castelmuzio è sintomo di sopravvivenza. Non sono il solo a pensarla così”. Di certo lo è per Sabrina ed Eleonora, le due ragazze che (pur a par time) ne hanno fatto fonte di reddito; lo è, assieme ad altro, per i produttori di olio, pane o carne della zona i cui prodotti si affacciano sugli scaffali; per gli abitanti della frazione che possono continuare a scegliere se fare o meno la spesa sotto casa. “Nei dintorni c’è poco di simile, da noi capita anche gente di Petroio – aggiunge il Presidente – e poi viene chi alloggia negli agriturismi”. Tra marzo e ottobre, il movimento resta dunque interessante, grazie anche all’operosità della Società Sportiva Valentino Mazzola (SS.VM), dell’associazione Borgosalotto, mente e braccio di “Castellibro”, “Castelcinema” ed altre iniziative che concorrono ad esaltare la suggestiva identità del posto.

 

 

 Ecco perché all’alimentari di Castelmuzio si fanno vedere i Baustelle, e  fino a due anni fa anche Emilio Ravel, che aveva casa a pochi metri. “Siamo fuori dal mondo al punto giusto per soddisfare una variegata clientela di zona, e al tempo stesso non subire la concorrenza on line. Almeno per ora”.    Così, tra tendenze di mercato che arrivano attutite (“da un po’ di tempo sono in ascesa gli insaccati senza glutine – testimonia Eleonora – mentre la pizza Catarì non la chiede più nessuno”) questa piccola creatura è arrivata al centenario: il 7 luglio è stata festa collettiva, tra clienti e fornitori, incluso lo staff della sede Confesercenti di Sinalunga. Prossimo traguardo. Il 2050: “da Statuto, è l’anno di cessazione della cooperativa – conclude Valdambrini – ma spero che a Castelmuzio ci sia vita oltre, per darle seguito. E viceversa”.

 

Eleonora al banco alimentari

 

i biscotti locali

 turisti in cooperativa

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