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Bottega della memoria 2016: Una vita per il gusto

Pubblicato il 01 dicembre 2016

Il racconto di Angiolino Berti

Questa che vi racconto non è solo la storia di un’attività ma ,come spesso succede, è la stori di una vita, anzi la storia della vita di Angiolino Berti, classe 1946.

Già all’età di dodici anni, dopo la scuola, passava il tempo nel negozio di alimentari ad aiutare il  babbo Igino, e in seguito ormai giovincello amava stare in negozio, soprattutto dietro il banco dei salumi, e alla gente piaceva quel ragazzino sorridente, capace di fare a mano lunghe fette di prosciutto , era  allegro,  cortese,  garbato ed aveva sempre un sorriso per tutti, era anche più bravo del babbo!

All’epoca  si diventava maggiorenni   a 21 anni, e per i ragazzi insieme alla maturità arrivava la famosa “cartolina rosa” e fu così che anche Angiolino dovette partire per  il militare.

Intanto le cose stavano cambiando, il negozio di alimentari fu venduto ed al suo posto babbo Igino acquistò una trattoria con annesse alcune camere.

Non era certo bello quel locale con tavoli e sedie tutti diversi e stoviglie “scompagnate”, ma aveva poca importanza, in breve tempo Angiolino, tornato a casa dopo il militare, prese in mano la situazione, i locali furono risanati, le stoviglie ricomprate e gli arredi  rifatti e per buona parte rifatti a mano con la collaborazione degli amici cacciatori.

Si,  perché dovete sapere che nella, vita oltre alla ristorazione e alle marmellate di cui vi parlerò più avanti, Angiolino ha due grandi passioni: la caccia e le biciclette.

Messo in ordine il locale, sistemate le camere per i clienti, c’era da dargli un nome, si poteva chiamarlo “Berti”, ma sarebbe stato troppo scontato, e allora insieme agli amici fu presa una decisione: si sarebbe chiamato IL CACCIATORE!

Al Cacciatore le cose andavano bene, erano gli anni ’70 Angiolino si era sposato e insieme alla moglie Emiliana fu presa una decisione:  -ampliare il locale!

E vai! Un mutuo, tanta tenacia e si realizzano nuove camere, la sala viene ingrandita fino ad avere spazio per servire  fino a  350 coperti e già che ci siamo, nella parte bassa dell’edificio ci si fa anche una discoteca il Tuca Tuca!

Ora, molti di noi sanno cosa fossero le discoteche di allora, ma caso mai qualche giovane  di oggi leggesse queste righe deve sapere che  in quelle sale ci si conosceva, si ballavano i lenti e spesso ci si innamorava. Si andava a ballare dopo cena e magari, come succedeva al Tuca Tuca, ad una certa ora si faceva una spaghettata e.. tutti a letto.

Vi dico una cosa:- mentre Angiolino mi racconta di questi tempi ha gli occhi felici ed un bel sorriso, quello di chi ha fatto del suo lavoro una vera e propria ragione di vita.

Ed a proposito di vita, negli anni i coniugi Berti danno vita a tre figli, il primo Michele nel ’72 ed i gemelli Paolo  e Silvia nell’82. Ed in tutto questo crescere e moltiplicarsi Emiliana non ha mai abbandonato la cucina,  sempre al suo posto fino a pochi giorni prima del parto e poi dopo, sempre lei,  tra poppate e tagliatelle!

Purtroppo al vita spesso ci da e altre volte ci toglie. E mentre mi racconta di quello che ha perso, Angiolino va avanti a fatica, io per rispetto non vorrei parlarne ma capisco che, se pur doloroso, questo capitolo ha cambiato molto la sua vita e la sua storia e allora lo ascolto senza commentare, ascolto il suo dolore e la sua rabbia, vedo la tristezza nei suoi occhi, non cerco di consolarlo perché per alcuni dolori non c’è consolazione, però provo a spingerlo a pensare che comunque la vita è andata avanti e così lentamente tornano i ricordi delle grandi avventure che Angiolino ha compiuto.

Mi racconta di come è riuscito ad organizzare nei suoi locali corsi per Sommelier cominciando con il primo dove c’erano 18 partecipanti, per arrivare dopo tre anni ad avere 500 soci iscritti alla FISAR, diventando il gruppo con il maggior numero di iscritti in Italia. E poi le gare di briscola con premi stratosferici come ad esempio automobili e moto, mica prosciutti e salami!

E tutto questo non solo per mantenere viva la sua attività ma perché,  mi è sembrato di capire, Angiolino è un innamorato della vita, delle sfide e un po’ anche del successo e quindi, aiutato anche dagli amici storici, ha cercato di dare lustro alla sua attività ed al suo paese.

In questo percorso tra pranzi e cene, non sono mancati personaggi celebri dello sport, dello spettacolo e dalla cultura che si sono seduti ai tavoli del suo ristorante e che nel tempo sono diventati amici, che amano ritornare  ogni volta che si trovano a passare da queste parti . Perché io credo che davanti ad un buon piatto e un buon bicchiere le persone sono sempre migliori e più vere.

Nel frattempo il ristorante Il Cacciatore è stato chiuso  e Angiolino ha ricomprato  un nuovo locale, vicino al precedente: Il Teatro Opera del Gusto.

Ma ora è arrivato il momento di parlare dell’altra grande passione di Angiolino: le Marmellate .

Dovete sapere che lui si era comprato un terreno coltivato a frutti ed olivi e da li, spinto anche dalla solita voglia di mettersi in gioco, oltre dal fatto di avere frutta buona a disposizione, ha cominciato a fare marmellate che magari ogni tanto regalava ai clienti dell’albergo. Le richieste aumentavano e così ha cominciato a dare sfogo alla sua creatività e… alla faccia della creatività, oggi produce ben 560 tipi di marmellate, composte e gelatine.

Le sue produzioni non sono anonime, hanno tutte un nome. Per alcune si è ispirato a periodi  e personaggi storici come quella dedicata a Garibaldi fatta con rapa rossa, finocchio e zenzero,  oquella dedicata Matilde di Canossa presentata a San Benedetto Po  per l’inaugurazione del restauro del museo a lei dedicato, fatta con susina claudia, miele e menta, o la Mostarda di Toscana dedicata alla famiglia dei Medici fatta con pere, uva e vin santo bollito nella cenere come da tradizione dell’epoca medicea .Altre sono state fatte per essere regalate a personaggi famosicome per esempio quella alla fragola creata per Rita Levi Montalcini che lui ha chiamato 101+1+1, e poi ancora abbinamenti audaci come frutta e verdure insieme, oppure arricchite con spezie e  fiori, come per esempio quella con zucca e basilico fatta per l’Accademia Gastronomica Storica di Arezzo , o la Satanicacon mele e peperoncino piccante o la Gioiosa con mele pere e crema di cacao e nocciola.

Insomma la creatività di Angiolino sembra essere in continuo fermento.

Per nostra fortuna né gli anni né le vicende avverse della vita sono state in grado di spegnere la sua gioia di creare con “gusto”, e io credo che lo troveremo ancora a lungo nel suoRistorante Enoteca “ Opera Teatro del Gusto” oppure intento a creare nuove marmellate  alla “Bottega del Gusto”. Lui dice che vorrebbe passare la mano ai figli ma dalla luce che brilla nei suoi occhi quando parla del suo lavoro traspare ancora tanta energia e voglia di fare, quell’energia tipica di chi ha saputo vivere la  via con “gusto”.

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