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Rifiuti, tariffe, cittadini e imprese: i numeri della 'sconvenienza' nella Toscana sud

Pubblicato il 13 marzo 2017

Studio del Centro Studi Sintesi per Rete Imprese Italia

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Quanto e come ha inciso il passaggio dalla dimensione provinciale a quella d’area vasta (Siena-Arezzo-Grosseto) per la gestione dei rifiuti? Se lo sono chiesto Confartigianato, Confcommercio, Cna e Confesercenti,  ovvero Rete Imprese Italia - Siena. Per approfondire, hanno incaricato il Centro Studi Sintesi di Mestre analizzare i dati disponibili per il periodo successivo al 2014, anno di avvio della gestione del servizio affidata a Sei Toscana. Ne è uscito lo studio “Valutazione della nuova modalità di gestione del servizio di asporto rifiuti nell’Ato Toscana sud”, presentato oggi a Siena in un’apposita conferenza stampa.

 

Il contesto. In un ambito territoriale di 106 comuni, 878.000 abitanti e 12.000 kmq, secondo Sintesi i costi sostenuti dai cittadini hanno raggiunto livelli superiori alle medie nazionali e regionali, a differenza di quanto accadeva in precedenza: nel 2013, i valori risultavano inferiori rispettivamente del 13 % rispetto alla media Toscana, e del 6 % rispetto a quella italiana. L’analisi della gestione pre e post Sei Toscana effettuata dal Centro Studi evidenzia una crescente incidenza dei costi fissi, passati dal 35,8% al 64,4%, con conseguenti ripercussioni sul calcolo della Tariffa rifiuti (TARI) applicata su cittadini e imprese. Viceversa, le performance gestionali (valutate su indicatori medi) flettono: quantità gestita di rifiuti per mezzo impiegato (-19%), persone servite (-19%), e tonnellate gestite (-23%) per singolo addetto. Anche perché parallelamente crescono dipendenti (da 895 a 998) e posizioni dirigenziali (da 4 a 6, + 50 %). 

 

Paradossi e limiti della gestione unitaria. Sintesi evidenzia anche un valore della produzione in aumento del 12,9%, nonostante il calo del 4 % nella produzione di rifiuti; ed un aumento dei costi unitari di smaltimento del 20% (da 282 euro per tonnellata del 2014 a 339 euro per tonnellata nel 2015), con un aggravio generale di costi di gestione della società del 15%. La riclassificazione del bilancio con i valori relativi al 2014 e 2015 evidenzia un peggioramento di quasi tutte le voci considerate, in particolare quelle relative all’efficienza della gestione di impresa. Lo studio deduce quindi i limiti mostrati dalla gestione unica: la mancanza di una strategia innovativa nella gestione dei rifiuti, la determinazione ex ante (nel bando di gara) delle tariffe, la mancanza di relazione economica tra i costi sostenuti dal cittadino e il corretto comportamento di quest’ultimo. Oltre a questo, la presenza di un gestore unico non ha limitato le disparità tariffarie esistenti tra i diversi comuni del territorio servito, e negli anni si è registrato un incremento diversificato e in alcuni casi molto rilevante del costo del servizio.

 

Il messaggio dello Studio. “Era la fine del 2014 quando per la prima volta definimmo un ‘grande pasticcio’ la situazione che si stava profilando – ricorda Carlo Conforti, Presidente di turno di Rete Imprese Italia Siena – l’effetto evidente della nuova gestione unica era un pesante e generalizzato aumento di tariffe. Lo studio di Sintesi non fa che avvalorare l’impressione di fondo, e cioè una sostanziale abdicazione dell’ATO rifiuti rispetto al ruolo di indirizzo e controllo di cui era investito. E come conseguenza, l’attuazione di scelte operative che, al di là dei risvolti giudiziari nel frattempo emersi, non sono andate certo incontro alle esigenze della gran parte di cittadini e imprese. Un’occasione di efficientamento e risparmio è stata pesantemente vanificata. Il primo obiettivo di questo studio è far sì che questo non si ripeta”.  

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