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Cosa cambia tra un black Friday e l’altro?

Global tax, piranha brand e altre novità

04 novembre 2021

 

black-friday-dati

26 novembre 2021: un altro black Friday è alle porte. Anno dopo anno, la potenza di marketing legata a questa ricorrenza è sempre più dilagante, e a beneficiarne sono soprattutto i (pochi) soliti. E’ davvero così?

 

37 ordini al secondo

  è il dato impressionante diffuso due anni fa da Amazon rispetto all’ultima settimana di novembre. Non è noto il dato puntuale di aggiornamento sul 2020, ma all’inizio di dicembre l’azienda ha dichiarato un + 60 per cento di vendite rispetto ai precedenti blackfriday e cibermonday.

 

Ciò non toglie che qualcosa rispetto all’anno prima nel panorama commerciale italiano sia cambiato. Nel complesso, le aziende italiane hanno optato per strategie promozionali meno insistenti, ma più curate e possibilmente efficaci: il report Mail up sull’e-mail marketing del novembre 2020 delinea invii in calo (-3,32%) ma aperture crescenti (+ 8,84%). Lo stesso rapporto evidenzia il Commercio al dettaglio come settore italiano più attivo (80 milioni di messaggi), seguito da Moda, abbigliamento, calzature (50) e poi  Sport e Trasporti / Viaggi con volumi simili.

 

 

15 per cento

è l’aliquota della Global minimum tax,  cioè la tassa sugli utili delle multinazionali approvata dal G20 questa estate e riconfermata dai 20 paesi più sviluppati lo scorso weekend a Roma. Detta a grandi linee, l’accordo prevede da un lato che le aziende con entrate per oltre 20 miliardi di euro possano essere tassate anche nei Paesi dove avvengono i consumi, dall’altro che i Paesi che ospitano il quartier generale delle multinazionali possano imporre una tassa minima di almeno il 15% in ciascuna delle nazioni in cui operano. Beninteso, tutto questo è ancora solo teoria: l’applicazione effettiva non avverrà prima del 2023, per essere effettivamente operativo dovrà essere ratificata con legge dai singoli stati e resta da definire come risolvere le eventuali controversie internazionali.  Resta il fatto che se un anno fa si chiedeva da più parti l’adozione di una vera web tax sugli utili di Amazon & co., è innegabile che nel frattempo qualcosa si sia mosso.

 

 41 %

 è la percentuale di millennials (quelli che  non erano maggiorenni nel 2000) che preferisce acquistare dai negozi online locali, anziché dai colossi del web. Il dato è emerso nel 2021 da un’indagine Sendcloud condotta su 7.873 consumatori italiani. Il rapporto parla di “nuovo senso di responsabilità sociale e ambientale soprattutto dei più giovani” come nuova potenzialità da valorizzare.

 

Piranha brand

 così aveva definito l’Harvard business review quei marchi di piccola dimensione ma capaci di scalare in breve tempo quota di mercato importanti nei rispettivi segmenti commerciali, per lo più on line, puntando molto sull’autenticità. Chobani, Cortilia o la soluzione e-cash Satispay sono alcune delle storie rilevanti emerse in questi ultimi dodici mesi, ora chiamate anch’esse alla prova del prossime black Friday.

 

 

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