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Il mercato in piazza, un termometro di umanità

Pubblicato il 07 dicembre 2019

In Valdichiana una ricerca a 4 mani raccoglie testimonianze e differenze

mercati-valdichiana

 Il mercato come luogo di incontro, di convivialità, di scambio (e non solo di merci) è il tema centrale del saggio redatto da Valentina Chiancianesi e Alessio Banini, frutto di un progetto promosso da Fondazione Cantiere Internazionale d’Arte a valere sul bando della Fondazione Monte dei Paschi di Siena ‘SIENAindivenire’. L’indagine è stata avviata nella scorsa primavera in Val di Chiana, tra  Montepulciano, Sarteano, Sinalunga, Cetona e Torrita di Siena. Scopo:  raccontare, attraverso le storie e gli aneddoti di vari personaggi che li frequentano,  i mercati e  tutto ciò che ruota intorno ad essi. ben oltre la  mera compravendita. Nelle piazze, dove solitamente i mercati si svolgono, la gente si raduna, chiacchiera, si incontra scambiandosi saluti e pareri. Insomma, è il luogo della socialità.

 

I racconti degli intervistati in gran parte marcano la differenza tra il mercato ai tempi odierni e quello di una volta, molto più popolato dai giovani – secondo alcune testimonianze, anche luogo di incontri amorosi, un’occasione per approcciarsi alla società e fare conoscenze – mentre oggi, svolgendosi solitamente di mattina, sono principalmente pensionati e casalinghe a frequentarlo, nonché coloro che godono di una mattinata ‘libera’.

 

La pubblicazione punta a rilanciare la tradizione che abbina il commercio al senso di aggregazione, allo scambio sociale, tipica dei nei mercati, che rispecchiano un modo unico di offrire merce, con la centralità del rapporto con l’ambulante. Un approccio diametralmente opposto a quello dei grandi centri commerciali, in cui sembra prevalere l’atto di sola compravendita, Una ricerca etnologica ed antropologica attenta ed accurata, quella svolta dal binomio Chiancianesi-Banini, i quali hanno saputo con abilità evidenziare un aspetto sotteso e mai imminente da captare, quello dell’intreccio di vite, di sguardi, di mani afferrate e a volte sfuggite.

 

L’intera pubblicazione è consultabile QUI.  

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